Le deformazioni
si aprirono agli opposti,
mentre…
L’uomo viveva in una stanza senza porte né finestre; al centro un raggio di luce penetrava dalla parete. Continuava ad osservarlo come se fosse una metafora del mondo. Decise di provare ad aggrapparsi al raggio, senza riuscirvi. Immaginava il sole brillare sopra ogni cosa, per tutti i suoi aspetti, senza averne conoscenza.
La mano di un altro uomo coprì il suo viso; il tutto fu osservato dall’occhio di un terzo uomo che ne imitava i movimenti. Sul fondo della stanza c’era un vecchio specchio impolverato, abbandonato al tempo. L’uomo si accorse che ogni parte del proprio corpo lo rimandava ad altro: ripetutamente ed incessantemente continuava la sua disgregazione. Smise di essere uomo, di apparire come tale. Il raggio di luce continuò a cadere nel medesimo punto, attendendo un occhio che potesse continuare ad osservarlo.
Figurandosi, l’uomo continuò a giocare con il raggio di luce.
venerdì 10 agosto 2007
LA PREGHIERA
L’uomo fu l’unico essere che
nel dolore pregò Dio…
Le mani coprirono il suo sguardo,
così la Verità gli rimase nascosta.
La mosca si appoggiò sul dorso della tartaruga, poi iniziò a gridare. Tutto il suo dolore apparve ignorato. In quel momento la bocca dell’uomo era spalancata ed egli avvertì, nello stupore, una spirituale vicinanza con i due esseri. Si raccolse silenzioso in una preghiera. Fu solo, dietro alle sue mani giunte, quando il dolore scomparve, e con esso la sua vita. La mosca volò via, la tartaruga avanzò di un passo mentre la natura, nell’imo immobile, non si sorprese di nulla.
nel dolore pregò Dio…
Le mani coprirono il suo sguardo,
così la Verità gli rimase nascosta.
La mosca si appoggiò sul dorso della tartaruga, poi iniziò a gridare. Tutto il suo dolore apparve ignorato. In quel momento la bocca dell’uomo era spalancata ed egli avvertì, nello stupore, una spirituale vicinanza con i due esseri. Si raccolse silenzioso in una preghiera. Fu solo, dietro alle sue mani giunte, quando il dolore scomparve, e con esso la sua vita. La mosca volò via, la tartaruga avanzò di un passo mentre la natura, nell’imo immobile, non si sorprese di nulla.
A=A
Ogni punto
venne indicato
nella Verità
di per se stesso…
Uscendo da casa saltellai due volte su un piede, come un ragazzino; ma la vecchia immagine del mio viso non lasciò spazio a dubbi circa l’età. Né trovai soluzione per evitare lo stesso ostacolo di sempre.
Una figura alle mie spalle sembrava custodire tutto ciò che non potevo vedere. Il suo lento movimento aggirava il mio corpo, contribuendo a rallentarne, giorno dopo giorno, le capacità motorie; stava lì, paziente, in attesa. Sembrava quasi cospirare alle mie spalle ma, quando ci ritrovavamo, tutto era come doveva essere. Il più piccolo dettaglio permase identico, immobile. L’ombra sorrise allungandosi, forse nel desiderio di allontanarsi per un istante; poi, ancorata ai miei piedi, decise di capovolgere lo spazio in un doppio circolo, fino a farmi essere parte complementare di sé. Un tutt’uno sempre doppio e, progressivamente, nell’apparire, sempre uno. L’unità dell’ombra con sé non annullò il mio corpo ma lo comprese.
Eternamente identica e silenziosa la luce dell’apparire giacque accanto all’ombra.
venne indicato
nella Verità
di per se stesso…
Uscendo da casa saltellai due volte su un piede, come un ragazzino; ma la vecchia immagine del mio viso non lasciò spazio a dubbi circa l’età. Né trovai soluzione per evitare lo stesso ostacolo di sempre.
Una figura alle mie spalle sembrava custodire tutto ciò che non potevo vedere. Il suo lento movimento aggirava il mio corpo, contribuendo a rallentarne, giorno dopo giorno, le capacità motorie; stava lì, paziente, in attesa. Sembrava quasi cospirare alle mie spalle ma, quando ci ritrovavamo, tutto era come doveva essere. Il più piccolo dettaglio permase identico, immobile. L’ombra sorrise allungandosi, forse nel desiderio di allontanarsi per un istante; poi, ancorata ai miei piedi, decise di capovolgere lo spazio in un doppio circolo, fino a farmi essere parte complementare di sé. Un tutt’uno sempre doppio e, progressivamente, nell’apparire, sempre uno. L’unità dell’ombra con sé non annullò il mio corpo ma lo comprese.
Eternamente identica e silenziosa la luce dell’apparire giacque accanto all’ombra.
IL CERCHIO
Fu sempre consapevole
della sua libertà.
La sua vita ne fu la più alta
testimonianza…
Ogni giorno faceva lo stesso percorso, metodicamente. Alla stessa ora si allontanava da casa incamminandosi lungo il sentiero; al suo fianco c’era un muro in pietra poco più alto di lui. Lungo tutto il tragitto manteneva qualche metro di distanza dal muro alla sua sinistra. Dopo alcune ore tornava felice a casa, si sentiva libero e sollevato da ogni pensiero. Durante il percorso, ogni volta in un diverso punto, si soffermava ad osservare il panorama. Pensava a quanti prima di lui, secondo una diversa prospettiva, avevano visto le medesime cose. Ogni dettaglio era prezioso. Il tempo, la luce e le stagioni variavano di volta in volta il paesaggio. Era consapevole di non aver mai visto in più di un’occasione la stessa cosa. Conosceva tutto il percorso a memoria. Non condivise con nessuno le sue passeggiate. Niente di ciò che ammirava nell’apparire delle cose era vissuto come proprio, tutto era lasciato per com’è, lì davanti al suo sguardo. Neppure una volta si meravigliò della presenza di quel muro, né si chiese cosa ci fosse al di là. Quando morì disse, a voce alta, alcune parole, forse le strofe di una poesia…
della sua libertà.
La sua vita ne fu la più alta
testimonianza…
Ogni giorno faceva lo stesso percorso, metodicamente. Alla stessa ora si allontanava da casa incamminandosi lungo il sentiero; al suo fianco c’era un muro in pietra poco più alto di lui. Lungo tutto il tragitto manteneva qualche metro di distanza dal muro alla sua sinistra. Dopo alcune ore tornava felice a casa, si sentiva libero e sollevato da ogni pensiero. Durante il percorso, ogni volta in un diverso punto, si soffermava ad osservare il panorama. Pensava a quanti prima di lui, secondo una diversa prospettiva, avevano visto le medesime cose. Ogni dettaglio era prezioso. Il tempo, la luce e le stagioni variavano di volta in volta il paesaggio. Era consapevole di non aver mai visto in più di un’occasione la stessa cosa. Conosceva tutto il percorso a memoria. Non condivise con nessuno le sue passeggiate. Niente di ciò che ammirava nell’apparire delle cose era vissuto come proprio, tutto era lasciato per com’è, lì davanti al suo sguardo. Neppure una volta si meravigliò della presenza di quel muro, né si chiese cosa ci fosse al di là. Quando morì disse, a voce alta, alcune parole, forse le strofe di una poesia…
L'IMMAGINE NEGATA
Della Verità del Tutto
non esiste un’Immagine:
né del suo Inizio, né
del suo ultimo Istante…
non esiste un’Immagine:
né del suo Inizio, né
del suo ultimo Istante…
L'IMMAGINE
Il profilo della Cosa…
Era tutto ciò che possedeva.
L’immagine di quella persona si allontanò fino a scomparire in un punto. Qualcuno continuò a ricordarsene. Ora è sotto un’altra forma, memoria. Il cielo, nell’imperturbabile equilibrio, prese posizione sull’immagine dell’albero che, attraverso la sua verticalità, rappresentò lo sfondo. Il cerchio lentamente continuò a ruotare, immobile ed eterno, toccando ad ogni istante, per infinite volte, un solo punto dello spazio adiacente. Sbatté le ali, alzò un dito e chiuse la porta. L’immagine dell’identità di ogni istante si fronteggiò senza rumore con solitudine ed Armonia. La morte era seduta sull’albero quando il cielo rimase solo, senza sfondo. L’Immagine fu perduta in un punto invisibile, il pittore coprì quello spazio dipingendo sulla tela un immenso sasso. Sospeso nel cielo galleggiava, taciturno.
Era tutto ciò che possedeva.
L’immagine di quella persona si allontanò fino a scomparire in un punto. Qualcuno continuò a ricordarsene. Ora è sotto un’altra forma, memoria. Il cielo, nell’imperturbabile equilibrio, prese posizione sull’immagine dell’albero che, attraverso la sua verticalità, rappresentò lo sfondo. Il cerchio lentamente continuò a ruotare, immobile ed eterno, toccando ad ogni istante, per infinite volte, un solo punto dello spazio adiacente. Sbatté le ali, alzò un dito e chiuse la porta. L’immagine dell’identità di ogni istante si fronteggiò senza rumore con solitudine ed Armonia. La morte era seduta sull’albero quando il cielo rimase solo, senza sfondo. L’Immagine fu perduta in un punto invisibile, il pittore coprì quello spazio dipingendo sulla tela un immenso sasso. Sospeso nel cielo galleggiava, taciturno.
UN SOGNO
Fu il silenzio che
svegliandomi
divenne il peggior rumore.
Un uomo iniziò a contare: “uno, due, tre…”.
“Un, deux, trois…”. Un altro uomo iniziò a contare.
Contemporaneamente, ancora un altro uomo iniziò a contare: “ichi, ni, san…”. Il rumore dei numeri diventò assordante: tutti gli uomini, nello stesso tempo, in luoghi diversi, iniziarono a contare.
All’improvviso uno smise. Si trovava in una stanza completamente buia con al centro, sospesa nell’aria, una piccola sfera di luce che, progressivamente, si stava espandendo.
Quando il tempo e lo spazio smisero di essere… Tutto era luminoso, nell’immobilità ogni numero, grande o piccolo, era rappresentato da un suono costante. Quando il suono smise, mi svegliai. Tutto era buio e tutto rimase nel buio.
svegliandomi
divenne il peggior rumore.
Un uomo iniziò a contare: “uno, due, tre…”.
“Un, deux, trois…”. Un altro uomo iniziò a contare.
Contemporaneamente, ancora un altro uomo iniziò a contare: “ichi, ni, san…”. Il rumore dei numeri diventò assordante: tutti gli uomini, nello stesso tempo, in luoghi diversi, iniziarono a contare.
All’improvviso uno smise. Si trovava in una stanza completamente buia con al centro, sospesa nell’aria, una piccola sfera di luce che, progressivamente, si stava espandendo.
Quando il tempo e lo spazio smisero di essere… Tutto era luminoso, nell’immobilità ogni numero, grande o piccolo, era rappresentato da un suono costante. Quando il suono smise, mi svegliai. Tutto era buio e tutto rimase nel buio.
Iscriviti a:
Post (Atom)